D'Arzo e Bufalino: due consigli di lettura

Pubblicato il da marinabisogno

darzo.gifPer tanto tempo ho cercato “L’aria della sera” di Silvio D’Arzo, scrittore emiliano, morto a soli 32 anni.  Non lo trovavo da nessuna parte (la seconda edizioni, Bompiani, risale al 2002), finché un pomeriggio lo scorgo, un po’ ingiallito, tra gli scaffali della Borri Books di Roma. Ovviamente l’ho comprato, e non me ne sono pentita, perché ho trovato quello che cercavo: uno scrittore puro, cioè uno bravo a scrivere.

Beninteso, i racconti, tranne un paio, non mi hanno entusiasmato; tuttavia vale la pena leggerli perché D’Arzo scriveva magnificamente. 

 

I periodi sono calibrati, le parole ricercate nella loro armonia, seppur semplici. Esiste un equilibrio invisibile a cui lo scritto anela. Lo scrittore asseconda la ricerca e al contempo la traccia. La prosa, infatti, scivola indagatrice e poetica. 

 

Se stravedete, come la sottoscritta, per la scrittura lineare ma rifinita vi consiglio di darci un’occhiata.

Stesso consiglio vale per “Il malpensante”, una raccolta di lucidi aforismi di Gesualdo Bufalino, scrittore siciliano amico di Elvira Sellerio, Sciascia e Franco Battiato, meglio (e giustamente) conosciuto per “Le menzogne della notte” e “Dicerie dell’untore”. La raccolta di Bufalino attesta la sua profonda cultura letteraria. Egli, invero, è stato prima di tutto un lettore vorace e pretenzioso, e non vi nascondo che per questo mi piace ancora di più.

Mica è retorica la storia che un ottimo scrittore è principalmente un lettore. Io ne sono certa, e voi?

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Gesualdo Bufalino

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