Il paese del vento
La voce sommessa, eppure risoluta. Risuona così l’io narrante de “Il paese del vento” di Grazia Deledda, scrittrice di fama internazionale. La protagonista del libro racconta la sua grama esistenza attraverso un flash back: ormai adulta, giunge col marito in un paesino ventoso, sul mare. Lì ritrova Gabriele, un ragazzo conosciuto anni addietro. L’uomo, però, è malato e sta scontando in solitudine i suoi ultimi giorni.
La donna ne rimane folgorata: emozioni che sembravano sepolte, riemergono con foga, invadendo la mente e il cuore. La Deledda ripercorre, così, la crescita emotiva di una ragazza di campagna, cresciuta nella bambagia e che, dopo anni, si ritrova a fare i conti con se stessa e una ridda di interrogativi.
Un’opera panistica, che si apre su paesaggi e scenari atemporali. È l’esaltazione della letteratura, intesa come ricerca del senso della vita. La lingua è pulita, le lettere rifulgono di luce, e scavano, scavano nell’anima, tra presente e passato.
