La bellezza di Gabriella che sapeva di garofano e cannella
Dalla penna di Jorge Amado il ritratto di una ragazza sensuale ed evanescente a cui interessava solo vivere con intensità
Sarebbe riduttivo affermare che "Gabriella garofano e cannella" di Jorge Amado è la saga di una figlia del popolo e di un borghese che perde la testa per lei. In quelle 488 pagine, infatti, vive la storia del Brasile, della città di Ilhèus, nello stato di Bahia, dei suoi fazeindeiros. Storie di terre, di piantagioni, di straccioni e di ricchi mercanti. Ma è anche la celebrazione dell'amore di Nacib per Gabriella, la zingara, la gatta, la piccola, bellissima Gabriella.
Nacib è un uomo d'affari, gestore di un bar e padrone di alcune terre. All'indomani di un importante ricevimento, si ritrova senza la sua cuoca prediletta. Disperato, si dirige al porto con la speranza di trovarne un' altra tra le donne che arrivano ad Ilhèus in cerca di fortuna.
Tra queste c'è anche Gabriella, coperta di stracci e con i capelli impolverati. Ma Gabriella sa cucinare e così Nacib la sceglie come cuoca, ignaro, però, di quanta grazia nascondano quegli abiti lisi.
Una sera, di ritorno da uno dei soliti festini, Nacib segue la scia di luce fino alla stanza della giovane. La porta è aperta ed entra. La sua cuoca è là, scoperta, con una gamba penzoloni ed il seno in vista. Illuminato dalla luna, il suo corpo risplende, ed inebria la stanza di un profumo di cannella. Nacib rimane stregato da quella visione.
Da quel momento l'intera vicenda ruota intorno alla ragazza, che in poco tempo conquista l'attenzione di tutta la città. Ma Gabriella è imprendibile. Ella è l'essenza stessa della vita. Incarna la gioia e la vitalità di un popolo noto per il suo calore e per il suo modo d'amare, lontano da schemi e limitazioni. Appartiene a tutti e a nessuno, ed anche Nacib lo capirà, non senza sofferenza.
