Emily Dickinson

Pubblicato il da marinabisogno

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“Ognuno-il proprio ideale assoluto/ deve raggiungere-da solo-/ In solitudine, con il coraggio/ di una vita di silenzi.

Sono i versi, mai sorpassati, di una poesia di Emily Dickinson, scritta nel 1863 e tratta da “Silenzi” (Feltrinelli editore). Ho scelto questa raccolta per la copertina, illustrata con Vento dal mare” di Andrew Wyeth. Un’immagine evocativa, alla stregua dei versi che introduce.

 

Ma chi era Emily Dickinson? Di sicuro una poetessa. Un’entità misteriosa, uno spirito più che una persona. Era una donna, questo sì. Una figurina schiva e solitaria, che preferiva vestire di bianco. Di lei non si sapeva nulla o quasi, e le informazioni di oggi risalgono alle lettere che la stessa Dickinson ha spedito ad amici e conoscenti, tra cui T.W. Higginson.  Leggeva con voracità, come in preda ad un vizio irrefrenabile. I libri glieli procurava il padre, un facoltoso avvocato, con la speranza di colmare le assenze, seppure col timore che tutte quelle parole turbassero l’equilibrio mentale della figlia.

 

Emily leggeva e scriveva di tutto: d’amore, di vita, di pensieri luminosi o cupi da far paura. Conosceva il peso della solitudine, e pur temendolo, non si sottraeva mai, pronta a far correre la penna sul foglio.

 Perché le sue poesie mi piacciono tanto? Beh, questa piccola grande autrice era inconsapevole del suo talento, seppure in giro si raccontasse già del suo cervello di diamante.

 

I suoi versi sono teneri e irriverenti allo stesso modo: sfidano i luoghi comuni e si interrogano sull’esistente con meraviglia. Emily osservava, fotografava e soffriva, ma senza lamentarsi. Il suo era un patos composto,  universale. 

A qualcuno potrebbe far tristezza una ragazza che ha trascorso la maggior parte della vita senza mai uscire, senza sporcarsi.  Eppure l’onestà delle sue parole va al di là delle ore, dei giorni, della banalità del quotidiano. Emily era un’isola nel mare dell’Ottocento, un’isola alla deriva, alla mercé dei venti dell’anima, che ancora soffiano implacabili tra le righe.

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