Il senso di essere donna

Pubblicato il da marinabisogno

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Ho scritto quest'intervento un anno fa, o poco di più. Vorrei riproporlo e dedicarlo a tutte le lettrici, a tutte le donne che almeno una volta, si troveranno a passare in questo non luogo.

 

Il tempo è un’illusione, ma scandisce i giorni, i mesi e gli anni. La vita è un percorso, un’avventura irrinunciabile, fatta di storie diverse, com’è diversa l’umanità. Ognuna ha la sua stella, il suo destino, spesso difficile da interpretare, o peggio da sopportare. Io sono fortunata. Posso inseguire le mie comete a perdifiato, scorazzando libera nei prati verdi della mia esistenza. La mia immagine si sdoppia in fotogrammi contigui nelle vetrine dei negozi del centro, e mi riconosco.

 

Ho costruito le basi di un’intelligenza emotiva da alimentare ogni giorno, come un bambino affamato, a costo della mia stessa stabilità. Ci sono tanti modi di diventare donna ed io ho scelto, credo, il più difficile. Ho scelto di continuare a sognare e a meravigliarmi, nonostante il marcio, nonostante la pochezza, il senso di finitudine. Ho scelto di prendermi cura del mio giardino emotivo ed intellettuale, annaffiando i fiori e potando le foglie secche. E poi semino. Semino per raccogliere, semino per gioire. Ho poche certezze e mille domande. Punti interrogativi assillanti che premono, ronzano come api, lungo il cammino. Non mi sottraggo. Vado avanti. Chiudo ed apro le porte della mia esistenza, come scatole senza fondo, con la curiosità di una bambina il giorno di Natale, con la malinconia di una donna sensibile, che abbraccerebbe la vita intera, urlando «grazie».

 

Grazie per l’amore che brucia come sale sulle ferite, per il sole, il vento che asciuga le lacrime. Ho barattato il sonno con la sapienza, ho tessuto la mia tela, vela per salpare, tradire l’orizzonte, confine tra la terra e il cielo. Amo l’amore, perché è vita. Amo la bellezza, espressione delle trame segrete dell’essenza umana che esplode nell’arte. Vivo in un tempo senza luce. «Sei fuori dal mondo» mi dicono, ma quale mondo vorrebbe i suoi figli privati dell’anima? Non mi basta il tangibile, non mi basta l’amore in quanto amore, voglio la Verità. Sarebbe più semplice lasciarsi trasportare dagli eventi che scegliere. Nell’immaginario collettivo e purtroppo anche in quello dei nostri governanti, vive il preconcetto che le ragazze non abbiano altra preoccupazione che convolare a nozze. Studiare per anni e poi rinunciare a se stesse per inseguire la vita di qualcun altro, abitare in una bella casa, grande, mettere al mondo dei figli e aspettare il ritorno dell’uomo che ci mantiene.

 

Tempo fa è stato consigliato ad una ragazza di trovasi un marito ricco, come se per una donna sposare un benestante sia la soluzione a qualsiasi problema. D’altronde che problema potrebbe mai avere una donna se non quello di “sistemarsi”? Eppure non siamo più nell’Ottocento, anche se certe ristrettezze mentali sono ancora radicate nel sentire comune. C’è una sofferenza più intimista, meno notoria e se vogliamo, meno generale. È la sofferenza dell’essere donna, il prezzo del riscatto sociale. Sarebbe più semplice accettare il preconcetto della debolezza femminile, limitarsi a smaltare le unghie e a ritoccare le ciglia. Ma a me non basta. Ho amato, ho sofferto e ho risalito la china. Ho compreso che la personalità è una meta da conquistare anche col silenzio, anche con la solitudine. Mi sono scoperta, indagata. Persa e ritrovata davanti e dentro lo specchio.

 

Ho pianto, ho riso, ho letto libri, scritto poesie e cantato canzoni. Ho corso, ho pregato e mangiato. Ho bevuto e finalmente ho riamato. Ho dovuto girare intorno a me stessa per avere il coraggio di ruotare intorno alle orbite disegnate dalla luce degli occhi di un uomo. Ho attraversato il buio prima di vedere la luce e non mi sono tirata indietro.  Poi ci sono l’estro, la creatività, la libertà personale. Non è facile accettare la sfida, ascoltare le proprie attitudini ed impressioni. Dondolo al confine tra egoismo e libertà, pagando spesso il prezzo di essere me stessa. La società, specie questa società ci vuole remissive, deferenti, eppure se avremo il coraggio di guardare oltre noi stesse, scoveremo una lunga strada in salita, ma ricca di piccoli traguardi. L’amore non è e non deve essere la massima aspirazione, bensì ispirazione e condivisione di un mondo che ci appartiene, non che abbiamo preso in prestito.

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