Secondo me, certe sere, la birra fa male
Immaginare il futuro, uno spazio proprio, è uno degli argomenti più gettonati tra me e i miei amici. "Partiamo? restiamo? si, ma a fare che?" chiedo io che tra la mani ho poco e niente. "Si, si, dobbiamo dare una sferzata e crescere" fa qualcuno. Ce lo diciamo spesso seduti davanti a una birra o una bacardi breezer. Già, il futuro. Qualcuno dice che è ora, che non esistono spazi vuoti ancora da percorrere, da riempire. Allora, provo ad immaginare che sia vero, che stia tutto tra le righe della mia mano, così mi metto alla ricerca di un lavoro lontano dal mio paese che adesso mi fa rabbia. Un lavoro che assomigli almeno a quello precarissimo che faccio ora: comunicazione, redazione, revisione, scrittura. Trovo solo contratti improponibili, stage o collaborazioni gratuite. Due sono, quindi, le cose:
- vado via (Livorno, Roma, Bologna, Genova?) e la scribacchina la faccio la notte
- resto, faccio un lavoro che mi piace, in una città indegna di questo nome
Ecco che allora l'intervallo tra me e il domani si allarga e ci si annida su anche una nebbiolina infame.